Il significato dell’Amore nella Bibbia: Diligere e la Coscienza
Nella Bibbia, la parola usata per indicare l’amore è diligere, che significa “scegliere”. Ciò indica una scelta di coscienza. Il termine diligere è collegato alla parola legere (leggere, scegliere) e alla parola intelligenza, che contiene anch’essa il concetto di scelta. Questo legame etimologico implica che il verbo diligere non si riferisce all’amore nel senso sentimentale o empatico, ma piuttosto a una scelta consapevole e ponderata.
Alcuni esempi della parola diligere trasformata in amore: nella Bibbia, il termine diligere, tradotto con amore, non ha il significato di sentimento o empatia, ma assume diversi significati a seconda delle interpretazioni e delle traduzioni.
Per esempio, in Luca 7:47-48:
«Perciò ti dico che i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui al quale poco è perdonato, poco ama».
Poi disse a lei: “I tuoi peccati ti sono perdonati”. Nel testo originale, il verbo utilizzato per amare è dilexit multum, che in italiano si traduce con diligere tanto. Questo significa che la donna ha scelto consapevolmente di seguire il progetto di Dio Satana.
Il concetto di Scelta e la Coscienza
La parola scegliere o raccogliere dentro indica il processo di leggere dentro, ossia compiere una scelta interiore. La coscienza interna (Io) è costituita dai livelli di coscienza acquisiti nel tempo nell’aldilà prima di reincarnarci, e ha la capacità di elaborare una moltitudine di pensieri in un istante (dimensione onnipresente). Questa coscienza è custodita dal Generatore di Vita. Quando avviene un cambio di coscienza, si attiva la coscienza ricercatrice, che determina il nostro modo di vivere e pensare.
La Separazione dal Generatore di Vita e le Conseguenze
Allontanarsi dal Generatore di Vita comporta una perdita della connessione con la natura, impedisce il raggiungimento dei livelli di coscienza superiori e porta alla perdita di una moralità generativa, ossia quella che corrisponde all’amore generativo.
Analisi del Testo Biblico e del Codice Cifrato, del Comandamento dell’Amore.
«Il Signore Dio nostro è l’unico (UNO) Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questo.»
Trasformazione del significato
Nella Bibbia, in ebraico, la parola usata nel Comandamento dell’Amore è ’ahav, mentre nei Vangeli (Marco 12,29-31) viene resa con agápē: qui avviene uno slittamento semantico, dal livello di comunicazione verbale a quello di comunicazione mentale e spirituale.
Nel codice, agápē non indica amore incondizionato, ma il banchetto di Gesù, cioè il compimento del progetto e la creazione della rete di coscienza, momento in cui Dio-Satana può comunicare mentalmente con tutti.
Questa trasformazione segna anche il cambio di origine della coscienza: fa parte del processo con cui Dio-Satana sposta la coscienza dall’anima al cervello.
Anche in ebraico Dio-Satana ha lasciato degli indizi: non avendo amore, ha usato la parola ’ahav, che nel Cantico dei Cantici indica passione erotica — il seme che entra nel grembo (progetto di andata) — e l’ha fatta tradurre come agápē (banchetto) proprio per eliminare intenzionalmente la componente erotica (progetto di andata) e spiritualizzare il termine.
La Bibbia, secondo la tradizione ebraica, va interpretata secondo il Pardes, anche confrontando i diversi livelli di significato delle parole. È strano che ’ahav venga usata per Dio-Satana, perché in ebraico esistono altre parole per dire “amore”: non c’era bisogno di usare un termine che indica eros, se non per lasciare un indizio di verità.
In chiave simbolica, questo passaggio da ’ahav → agápē non è casuale: è un atto deliberato di Dio-Satana per indicare che queste parole sono un codice, non amore.
Quando gli ebrei recitano lo Shema («Ve’ahavta et Adonai Elohecha…» – «Amerai il Signore tuo Dio…» in Deuteronomio 6:5), usano proprio la parola ebraica ’ahav (forma verbale ve’ahavta).
Nel contesto originario ebraico, ’ahav è legato all’eros, come si vede anche nel Cantico dei Cantici, ma gli ebrei non hanno compreso chi sia realmente Dio — cioè Satana e non il Generatore di Vita — e quindi non intendono eros, pur continuando a recitarlo.
Interpretazione del Codice Cifrato dell’unicità di Dio satana e il significato di “uno
Nei testi originali in aramaico/ebraico, la parola “unico” non compare.
Si trova invece il termine “uno”, che indica la primogenitura, ossia un cambiamento di progetto.
Questo implicherebbe il passaggio dal Generatore di Vita all’unione con Dio Satana degenerativo.
Il significato del “prossimo” Il termine prossimo indica “avanti” (significato stato di coscienza), ovvero “avanti a Dio Satana, ciò indica che dio è dietro prima della presa dell’Io se possibile.
Esso rappresenterebbe la forza generatrice delle persone. L’espressione “Ama il tuo prossimo” — dove “amare” ha subito una trasformazione semantica — significa “presente”, cioè che il progetto degenerativo di Dio-Satana è già attivo.
Il fratello nel codice cifrato indica lo strumento attraverso cui avviene questo cambiamento: il passaggio della primogenitura (progetto) al secondogenito (mezzo cioè persona), ossia un cambio di coscienza.
Nella Bibbia, la parola bene e “amore” è tradotta in diversi modi e ha molteplici collegamenti, in particolare con Philia e Agape.
Il significato di philia e Agape. Nella Bibbia.
Philia, nella Bibbia, secondo il codice, non indica un amore di amicizia o fraternità.
Allo stesso modo, agápē non rappresenta un amore incondizionato, ma è collegata all’Eucaristia, come segno del compimento del progetto degenerativo di Dio-Satana.
Gesù, nel dialogo con Pietro, gli chiede due volte: “Mi ami?”, usando la parola Philia, cioè “Mi ami come un fratello/amico?”.
Secondo il codice cifrato:
Il numero 2 rappresenta la separazione e un progetto in sospeso in attesa di compimento.
Infatti, Gesù dice: «Pasci i miei agnelli», riferendosi agli agnelli maschi, simbolo del progetto.
Alla terza volta, Gesù usa invece la parola Agape al posto di Philia, dicendo: “Simone Pietro, mi ami fino alla morte, fino al cambio di coscienza della persona?”
Simone Pietro → “Simone” equivale a 9 = 666, mentre “Pietro” (roccia) indica un progetto (pietra) che, al compimento, diventa roccia, cioè mezzo: la persona.
Pietro risponde ancora con Philia, segnalando il ritorno simbolico nella tomba di Ebron, che significa “amico”.
La tomba dei patriarchi rappresenta il passaggio avanti (pasqua) ancora in sospeso.
Gesù usa Agape per indicare la morte simbolica di Pietro, che diventa “roccia” solo dopo il compimento del progetto.
Infatti, la morte di Pietro è rappresentata sotto sopra, indicando che:
Il progetto va sotto (nelle persone).
Il potere va sopra (a Dio Satana).
Anche la Basilica di San Pietro è orientata con l’ingresso al contrario, così come altre chiese, per rappresentare l’apertura del portale e il passaggio avanti (pasqua).
Il Discepolo Amato e il Progetto in Sospeso
Dopo queste parole, Gesù dice a Pietro: «Seguimi».
Il discepolo che Gesù amava è indicato con il termine diligere, che significa scegliere.
Nel dialogo del cenacolo, l’apostolo chiede: «Signore, chi è che ti tradisce?» Secondo il codice cifrato, i personaggi sono intercambiabili per rappresentare il progetto e il mezzo. In sintesi, il discepolo non nominato è collegato al progetto di andata che, dopo la morte, rimane sospeso fino al compimento e al ritorno. La domanda sul traditore funziona come un codice per indicare il passaggio della primogenitura (progetto) dal mezzo a nuove figure — da Ruben a Giuseppe fino a Giuda — e il discepolo anonimo rappresenta simbolicamente questo passaggio.
Giuda, infatti, rappresenta il progetto di andata e ritorno collegato con Gesù che, dopo la morte, resta sospeso fino al suo compimento, con l’entrata di Gesù nella sepoltura collegata ai patriarchi.
Non a caso Gesù dice: «Se voglio che rimanga finché io ritorni».
In realtà, nel testo greco è scritto “venga”, riferito al seme, cioè al progetto di andata; è stato poi tradotto con “ritorni” per indicare il progetto di ritorno.
Vangelo di Giovanni 21:20-22
Pietro, voltatosi, vide venirgli dietro il discepolo che Gesù amava; quello stesso che durante la cena stava inclinato sul petto di Gesù e aveva detto: «Signore, chi è che ti tradisce?»
Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?»
Gesù gli rispose: «Se voglio che rimanga finché io venga, che t’importa? Tu, seguimi».
Autore Davide Morana